TUTTODANZA Incontro con Gabriella Riccio – Elisabetta Testa

Coraggiosa, vulnerabile, amante del rischio, Gabriella Riccio, napoletana, è un fiume in piena.

Danzatrice e coreografa, a capo della sua compagnia “Caosmos”, ha ideato “Contemporanea”, una rassegna di videoproiezioni che ha portato avanti nel suo studio di via Bonito al Vomero, con grande riscontro da parte del pubblico di addetti ai lavori e non. Cominciamo dall’inizio….com’è entrata la danza nella sua vita?

La danza appartiene alla mia formazione e mi ha accompagnato fino ad oggi. Prima classica poi contemporanea, sviluppando una ricerca indipendente verso territori “altri”. Ho tentato nuove esperienze approfondendo vari tipi di training: teatro danza, tecniche di composizione ed improvvisazione, danza buto, un percorso indipendente iniziato a Napoli e proseguito all’estero

Che cosa cercava in questo percorso?
Le coreografie sono nate per caso. Mi hanno chiesto di creare un mio lavoro, all’epoca ero solo un’interprete indomita… sentivo sempre la scomodità del rapporto col coreografo. Nel 2003 ho presentato la mia prima creazione per il “Maggio dei Monumenti”, subito dopo il Goethe Institute mi ha commissionato altre performances. 

Che cosa è stato veramente difficile?
Non riesco a valutare la difficoltà di realizzazione, credo che sia intrinseca
in qualsiasi nuova proposta ed iniziativa. A volte dagli ostacoli si sviluppa una forza creatrice, la limitazione può diventare un punto di forza. La difficoltà più evidente è forse nel portare avanti il proprio lavoro. Ho fatto sempre delle  proposte molto rischiose per noi danzatori, talmente non convenzionali che c’era il vuoto assoluto ma la risposta del pubblico è stata ottima. Fino ad un paio d’anni fa c’era uno sguardo decisamente distratto da parte delle altre regioni e delle istituzioni centrali, senza dimenticare che il sostentamento economico è sempre minimo.

Parliamo di “Contemporanea”,  che cos’è e cosa significa Caosmos?
“Contemporanea” è una strana formula, un ibrido, doveva essere una rassegna di danza contemporanea attraverso i video per creare uno spazio di accesso per il pubblico ai nuovi linguaggi delle performances contemporanee, con alcuni dei nomi più importanti del panorama come Alain Platel e Sacha Waltz. Nell’incontro su Forsythe abbiamo analizzato le tecniche utilizzate dai danzatori, è stato bellissimo vedere come il pubblico voleva avere riferimenti precisi per decodificare canoni e stili che si vedono in scena destrutturati. L’attualità è spesso accolta con attrito, credo che la possibilità di vedere la danza sia fondamentale per un ballerino e per il pubblico, la diffusione motiva e rende più competenti gli utenti. “Contemporanea” è da considerarsi come un progetto pilota, non basta proiettare un video, è importante accompagnare il pubblico nella costruzione di un percorso fatto di simboli, di nuovi linguaggi. “Caosmos” : caos e cosmo. Voleva essere un progetto senza spazio, per realizzare nuovi formati, mettere in evidenza che per la produzione artistica è necessario avere un ottimo livello di organizzazione che sia rispettoso allo stesso tempo del caos necessario per la creazione. La sfida nel dialogo con le istituzioni è quella di riuscire ad avere dei quadri di riferimento che possano permettere l’organizzazione ed orientarsi nel territorio della creazione contemporanea dove i parametri non sono ovvi. Caosmos vuole accogliere questa sfida, siamo riusciti a creare in condizioni diverse, non abbiamo mai avuto la comodità di un teatro… ma alla fine è stato un vantaggio.

Parliamo di “Noli me tangere”, il suo ultimo progetto. – “Noli me tangere” è la nuova produzione della compagnia, formata da un nucleo artistico di tre persone che però varia a seconda dei progetti. In questo caso eravamo due in scena, io e Paolo Rudelli, anche lui danzatore. È il risultato del nostro incontro a Berlino. Abbiamo cominciato un lavoro di ricerca in base alle percezioni, è stato presentato come studio nell’ambito di “Transitididanza”, ha debuttato a Napoli come creazione al Teatro Instabile e poi a Roma in una rassegna dedicata alle nuove tecnologie applicate alla danza contemporanea. A luglio è andato in scena a Berlino, in un teatro enorme, bellissimo.“Noli me tangere” è un lavoro ibrido, dove la danza viene mescolata a testi filosofici, realizzato con un software particolare, con una serie di sensori che permettono di ricevere le vibrazioni dei corpi in movimento e di tradurle in un ambiente sonoro, la partitura musicale è generata dal movimento dei danzatori. E’ stato molto interessante nella ricerca riuscire a vedere e a intrecciare il lavoro danzato della composizione coreografica nella composizione musicale. E’ un aspetto che cercavo di sviluppare da tempo, riuscire a fondere il lavoro del danzatore con l’aspetto musicale è stato un qualcosa di significativo. Non si reagisce soltanto al corpo, al tempo e allo spazio, ma anche agli impulsi del suono. Paolo è l’autore dell’impalcatura sonora, è un danzatore che viene dalla scuola di Rossella Hightower, e poi ha lavorato all’NDT, ha danzato dal Metropolitan a Tokyo, è uno splendido collega di lavoro.

Che cos’è la danza per lei?
Il senso della mia vita. Tuttle le mie scelte, il mio percorso, le difficoltà affrontate, sono legate alla danza. E un territorio affascinante che utilizza un linguaggio molto attuale dal momento che le tematiche più frequenti sono legate al corpo creativo, strumento potente.

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