ECHO RESONANCE & MEMORY

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idea e coreografia gabriella riccio
con gabriella riccio, neil leonard
musica originale e live electronics neil leonard
mix video live alessandro de vita
camera alia scalvini
produzione compagnia gabriella riccio | caosmos
durata 45′

note di regia

GR: Il tema è emerso dai primi suoni proposti da Neil, suoni arcaici, ancestrali, metallici. Materia, appunto. Ed evocazione/memoria. Abbiamo iniziato a parlare di eco e di risonanza del suono e l’impianto del suono è diventato ragione fondamentale per la ricerca e l’indagine sul corpo e sul movimento. Indagare le possibilità coreografico-compositive per i concetti di eco e risonanza con un uso dell’immagine ripetuta moltiplicata e riprodotta del corpo, per andare oltre ed arrivare ad un corpo/movimento visionario. Offrire allo sguardo/corpo suggestioni che possano risuonare questa volta in senso poetico con lo spettatore. La possibilità di lavorare in composizione istantanea sia con il corpo, sia con il suono, sia con l’impianto visivo offrono una rara possibilità di indagine dello scarto tra evento e reazione della mente, intelletto vs istinto, dentro vs fuori, luce vs buio, tra sacro e profano, perché il corpo ed in particolare il corpo-danzato resta sempre ed inevitabilmente materia della terra, ma che da questa materia può come corpo-poetico lasciare apparire, trasformarsi, evocare.

NL: “I suoni per Echo Resonance & Memory sono ispirati ad un lavoro che Jannis Kounellis ha presentato a La Marrana artembientale di La Spezia, una istallazione realizzata con grandi campane che affiorano in una spirale dal centro della terra. Mi ha colpito allora l’intensità con la quale l’organizzazione di queste campane, come un coro di lingue silenti, potesse fare risuonare il suono nella mia mente. Il lavoro che ho creato usa voci elaborate elettronicamente e registrazioni di suoni che ho generato dall’installazione delle campane di Kounellis in modo da suggerire il primo apparire del suono come riportato dai miti dell’antichità. Il lavoro invita a riconsiderare come la nostra mente registra e trasforma il suono e la musica. Questo è il primo lavoro in cui ho collaborato con l’artista coreografa/danzatrice sin dalla formulazione del concetto fino alla messa in scena dell’opera nella formula della “live performance”. Non è un caso credo che il lavoro debutti alle falde del Vesuvio, una lingua a volte silente e come le campane un segno sonico della storia locale.

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