Oltre – Residenza

Gabriella Riccio & Ale Fabbri (1)
PROGETTO DI RICERCA E CREAZIONE
OLTRE L’APPARENZA GABRIELLA RICCIO & ALESSANDRA FABBRI

idea regia coreografia gabriella riccio

in collaborazione con alessandra fabbri

interpreti alessandra fabbri, gabriella riccio
consulenza ambiente sonoro e coaching live elettronica massimo scamarcio
produzione caosmos | cia gabriellariccio
genere: performance danza contemporanea e di ricerca

VIDEO FOTO E ALTRI MATERIALI DI LAVORO Password protected

L’IDEA AL VAGLIO DELLA RICERCA…

Saffo, Le Chevalier d’Eon, Cristina di Svezia, Eleonora Duse, Isadora Duncan, Eleonor Butler, Violet Page, Colette, Liane de Pougy, La bella Otero, Nathalie Clifford-Barney, René Vivien, Gertud Stein, Tamara de Lempika, Frida Khalo,Vita Sackwille West, Virginia Wolf, Radcliffe Hall, Ida Rubinstein, Josephine Baker, Katherine Mansfield, Greta Garbo, Rita Mae Brown, Marlène Dietrich, Susan Sonntag, Jean de Berg: poetesse, attrici, danzatrici, scrittrici, pittrici, intellettuali: donne. Donne che hanno amato donne. Per i Sumeri nell’Inno ad Inanna (2285 a.c.) sono le Enkheduanna. Il codice di Hammurabi (1792 a.c.) le chiama Saltikrum, la donna uomo. Nel Simposio di Platone sono le Hetairistriai o Tribadi dal verbo sfregare. Famosa, nel libro IX delle Metamorfisi di Ovidio la storia di Ifide, fanciulla allevata come fosse un ragazzo, che si innamora della bella Iante. Testimonianze a Pompei nei dipinti delle Terme Suburbane. E la storia continua. Un canto all’Amore e al Desiderio, irraggiungibile, inappagato, frustrato, negato, trasgredito, conquistato. Una tensione che, anche se espressa in questo caso da due donne, rappresenta un universale. Eros e Psyche. Sole e Luna. Fuoco e Acqua. Yin e Yan: due aspetti della stessa entità. E’ nell’accettazione di ciò che Jung chiama la parte ombra che l’essere si completa.

NOTE DI REGIA E COREOGRAFIA

Mettere in discussione la questione del movimento. Rivendicare il vuoto. Smarrire il senso. Partire dai corpi. Da due corpi nello spazio.
Evocare l’immagine. Lasciare che appaia da un altrove. Affidarsi alla presenza. Arrendersi alla vergogna. Offrirsi alla lacerazione. Compiere l’atto coraggioso della scelta per poi abbandonarla e scegliere ancora. Sentire l’urgenza del movimento, l’attrazione dello spazio e dell’altro corpo nello spazio. Interrogare il gesto. Sfidare l’osceno. Lavorare sull’esposizione nel suo paradosso come massima forma di sottrazione. La ricerca drammaturgica lascia suonare certe note perché appaiano gli armonici. La composizione si costruisce per frammenti e giustapposizioni, per cambiamenti di intensità, per perversioni nel senso letterale di “pervertire l’uso”.
Nel lavoro coreografico la scrittura si affida da sistemi di composizione istantanea. Ascolto. Fiducia. Resa. Eco. Risonanza. Memoria. Le fonti iconografiche spaziano dalla classicità dei dipinti di Pompei, Fidia, le statue del Canova, i corpi generosi di Tiziano, i dipinti di Toulouse Lautrec, fino alla cruda verità dei corpi di Lucien Freud.